Chi soggiorna a Villa Cagnola non può perdersi una visita al vicino Sacro Monte di Varese: un gioiello spirituale e artistico, immerso nella natura.
Immerso nel verde del Parco Regionale Campo dei Fiori e affacciato su un panorama mozzafiato che spazia dalla pianura padana fino alle Alpi, il Sacro Monte di Varese è molto più di un luogo religioso: è un itinerario spirituale, artistico e culturale che attraversa secoli di storia.
Questo suggestivo complesso monumentale, parte dei “Sacri Monti” lombardi e piemontesi dichiarati Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO nel 2003, accoglie ogni anno migliaia di visitatori tra pellegrini, turisti e appassionati d’arte.
Un’antica devozione: le origini del Sacro Monte
La devozione per questo luogo ha radici profondissime. Le prime testimonianze della presenza cristiana risalgono addirittura al IV secolo, quando Sant’Ambrogio, vescovo di Milano, secondo la tradizione cristiana, salì sul monte per combattere il culto pagano e consacrò una cappella alla Vergine Maria. È attorno a questo nucleo originario che, nel tempo, fiorì un culto mariano sempre più intenso, culminato nei secoli successivi con la costruzione del santuario e, più tardi, del percorso devozionale.
La forma attuale del Sacro Monte, con le sue quattordici cappelle dedicate ai Misteri del Rosario, fu concepita nel 1604 su iniziativa di suor Maria Tecla Cid e con il sostegno del frate cappuccino Giovanni Battista Aguggiari. Il progetto si inseriva nel grande movimento di rinnovamento della fede promosso dalla Controriforma, che incoraggiava la creazione di itinerari spirituali capaci di istruire visivamente i fedeli, spesso analfabeti.
Il cammino delle cappelle: un percorso tra cielo e terra
Il percorso si snoda per circa due chilometri lungo una strada acciottolata che sale dolcemente verso il borgo di Santa Maria del Monte, a 844 metri di altitudine. Le quattordici cappelle, disposte lungo il tragitto, rappresentano i Misteri Gaudiosi, Dolorosi e Gloriosi del Rosario. A queste si aggiunge il Santuario di Santa Maria del Monte, considerato la quindicesima cappella, cuore spirituale del complesso.
Ogni cappella è una vera e propria scenografia teatrale: statue in terracotta a grandezza naturale, affreschi vividi e dettagliati, architetture che si fondono armoniosamente con il paesaggio. L’opera fu affidata all’architetto Giuseppe Bernascone, detto “il Mancino”, che progettò le strutture con grande equilibrio tra spiritualità e bellezza paesaggistica. I lavori si svolsero con sorprendente rapidità: in meno di vent’anni furono completate tredici delle quattordici cappelle, un’impresa straordinaria per l’epoca, resa possibile anche grazie al coinvolgimento delle famiglie nobili milanesi e della comunità varesina.
Un museo a cielo aperto: gli artisti e l’influenza di Caravaggio
Il Sacro Monte di Varese è anche uno scrigno d’arte barocca. A lavorare alla decorazione delle cappelle furono alcuni dei più noti artisti lombardi del Seicento, come il Morazzone (Pier Francesco Mazzucchelli), Dionigi Bussola, Giovanni Battista Lampugnani e Antonio Busca.
Tra tutti, il Morazzone fu uno dei più influenti, noto per l’intensità drammatica delle sue composizioni. La sua opera nella settima cappella, dedicata alla Flagellazione di Cristo, è tra le più toccanti dell’intero percorso. Il naturalismo crudo, il chiaroscuro accentuato, l’espressione emotiva dei volti: tutti elementi che rivelano l’influenza di Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio.
Pur non esistendo prove storiche che attestino la presenza fisica di Caravaggio al Sacro Monte, l’eco della sua rivoluzione pittorica si avverte chiaramente. Molti degli artisti coinvolti erano profondamente influenzati dal maestro lombardo, soprattutto nel modo di rappresentare la luce come elemento narrativo e simbolico, capace di elevare la scena dal terreno al trascendente.
Santa Maria del Monte: un borgo fuori dal tempo
Giunti in cima, il borgo di Santa Maria del Monte accoglie i pellegrini con il suo fascino antico. Case in pietra, portali scolpiti, vicoli silenziosi e viste mozzafiato rendono questo luogo sospeso nel tempo. Il Santuario, che domina la sommità del monte, custodisce una cripta romanica dell’XI secolo — una delle più antiche della Lombardia — con affreschi votivi di grande valore.
Accanto al Santuario si trovano il Museo Baroffio e la Casa Museo Lodovico Pogliaghi. Quest’ultima, dimora eclettica dell’artista e collezionista milanese che progettò anche il portale centrale del Duomo di Milano, custodisce reperti egizi, greci, romani e opere d’arte rinascimentale, in un sorprendente dialogo tra civiltà.
Il “Mistero del Rosario” di Renato Guttuso: l’arte contemporanea al servizio della fede
Tra le opere più sorprendenti e discusse presenti al Sacro Monte di Varese c’è il gigantesco dipinto “Il Mistero del Rosario”, realizzato da Renato Guttuso nel 1983 e collocato all’interno del Santuario di Santa Maria del Monte. Questo quadro non solo segna un punto di rottura artistica rispetto allo stile barocco predominante lungo il percorso delle cappelle, ma rappresenta anche un ponte tra spiritualità antica e sensibilità contemporanea.
Il dipinto misura quasi 12 metri di larghezza per 2,5 metri di altezza e raffigura i quindici Misteri del Rosario in una narrazione intensa e drammatica, tipica del linguaggio figurativo di Guttuso. Le scene sacre, animate da corpi dinamici e volti espressivi, si mescolano a colori forti e chiaroscuri che richiamano la tensione emotiva della pittura caravaggesca — e qui il legame indiretto con Caravaggio torna potente.
Un’opera controversa ma profondamente umana
Alla sua inaugurazione, l’opera suscitò forti polemiche: alcuni critici la ritenevano troppo “politica” o addirittura inadatta a un contesto religioso, a causa della forza espressiva con cui Guttuso – noto anche per il suo impegno ideologico – rappresentava la sofferenza umana. Eppure, nel tempo, il quadro è stato sempre più rivalutato e oggi rappresenta una tappa irrinunciabile per chi visita il Sacro Monte, soprattutto perché riesce a parlare anche a chi è distante dalla fede attraverso il linguaggio universale dell’arte.
Guttuso, ateo dichiarato, spiegò così la sua scelta di affrontare un soggetto sacro:
“Non ho dipinto la fede, ma il dolore e la speranza degli uomini.”
Questa dichiarazione riassume perfettamente l’approccio del Sacro Monte stesso: un luogo che unisce cielo e terra, fede e umanità, arte e meditazione.
Curiosità, leggende e piccole meraviglie
Oltre al suo profondo significato religioso, il Sacro Monte è un luogo ricco di storie, aneddoti e curiosità:
- Il miracolo della pioggia: secondo una leggenda popolare, durante una lunga siccità nel XVII secolo, gli abitanti di Varese portarono in processione una statua della Madonna dal Sacro Monte alla città. Poco dopo, iniziò a piovere copiosamente, salvando i raccolti e rafforzando il culto mariano.
- Il pappagallo delle cappelle: negli anni ’90, un abitante del borgo lasciava spesso il proprio pappagallo sul balcone durante il giorno. Il simpatico volatile era noto per salutare i passanti con un chiassoso “Ciao!” che sorprendeva i pellegrini, diventando una curiosità locale.
- La “Porta del Paradiso”: in prossimità della quattordicesima cappella, si trova un punto panoramico chiamato così per la vista straordinaria che si apre sulla valle sottostante e, nelle giornate limpide, fino a Milano. Qui, si dice, si possa sentire un respiro diverso, più leggero, come se davvero si sfiorasse qualcosa di ultraterreno.
- Un legame celeste: nel 2021, l’asteroide 113671, scoperto dall’astronomo Luca Buzzi presso l’Osservatorio Schiaparelli di Varese, è stato ufficialmente denominato “Sacromonte” in onore del Sacro Monte di Varese. Questo riconoscimento astronomico sottolinea l’importanza culturale e spirituale del sito, proiettandone il nome oltre i confini terrestri.
Esperienze da vivere
Visitare il Sacro Monte non significa solo fare un pellegrinaggio o una gita culturale. Significa immergersi in un’esperienza che coinvolge tutti i sensi.
- A piedi, passo dopo passo: il percorso è perfetto per chi cerca una camminata meditativa. Ogni cappella è occasione di sosta, riflessione e ammirazione.
- In funicolare, come nei primi del ‘900: per chi desidera evitare la salita, è disponibile una suggestiva funicolare storica che collega il parcheggio di Piazzale Montanari al borgo in pochi minuti.
- Degustare la spiritualità: i ristoranti e le trattorie di Santa Maria del Monte offrono piatti della tradizione varesina, come la “bruscitt” o i dolci con le castagne del Parco del Campo dei Fiori, perfetti per concludere la visita in convivialità.
Come arrivare e quando visitare il Sacro Monte
Il Sacro Monte si trova a pochi chilometri dal centro di Varese. È raggiungibile in auto (con parcheggio ai piedi del monte), in autobus oppure, per i più avventurosi, a piedi dalla città seguendo il sentiero delle cappelle.
Il percorso è visitabile tutto l’anno, ma le stagioni migliori sono la primavera e l’autunno, quando il clima è mite e il foliage regala colori straordinari. Durante l’estate, sono frequenti eventi culturali, concerti e visite guidate notturne.
Un luogo che parla all’anima
Il Sacro Monte di Varese non è solo un capolavoro d’arte barocca o una meta religiosa: è un luogo che invita al raccoglimento, all’ascolto, al silenzio. In un mondo sempre più rumoroso, camminare lungo le sue cappelle è un modo per riscoprire il tempo lento, la bellezza nascosta, la profondità delle emozioni.
Ogni pietra, ogni affresco, ogni statua racconta una storia che non è solo di fede, ma anche di arte, di passione, di comunità. Visitare il Sacro Monte è, in fondo, un piccolo pellegrinaggio dentro di se’



